Blog di DoubleYou

Osservatorio Welfare 2026: il welfare aziendale entra in una nuova fase

Scritto da DoubleYou | May 12, 2026 7:30:00 AM

L’Osservatorio Welfare 2026 fotografa un mercato ormai maturo: il credito welfare viene utilizzato all’87%, i fringe benefit restano centrali, ma il valore dei piani si gioca sempre di più su wellbeing, engagement, comunicazione e trasparenza salariale. Nell’articolo: dati, trend e principali evidenze sul welfare aziendale in Italia. 

Il welfare aziendale non è più solo un insieme di benefit, ma una leva sempre più rilevante per sostenere il potere d’acquisto, rafforzare la relazione tra azienda e persone e rispondere a bisogni che cambiano nel tempo. Oggi, però, la domanda non riguarda solo quanto credito viene erogato, ma quanto valore riesce davvero a generare. È da questa prospettiva che nasce l’Osservatorio Welfare 2026, il report che analizza l’evoluzione del welfare aziendale in Italia attraverso i dati dei piani gestiti tramite ZWelfare.

L’edizione 2026 si basa su oltre 3.000 aziende e più di 500.000 lavoratori, affiancando alla ricerca quantitativa una nuova indagine qualitativa su oltre 2.000 dipendenti e circa 250 referenti HR, dedicata a wellbeing, engagement e trasparenza salariale.

Andiamo ad approfondire:

Trend Welfare 2026: un mercato maturo, ma non uniforme 

L’Osservatorio Welfare 2026 fotografa un mercato entrato in una fase di maturità. Nel 2025 il benefit medio pro capite si attesta a 1.040 euro, sostanzialmente in linea con i 1.030 euro del 2024: un segnale di stabilizzazione dopo anni di crescita e progressiva diffusione dei piani welfare. La sfida, quindi, non riguarda più soltanto quante risorse vengono messe a disposizione, ma quanto queste risorse riescano a trasformarsi in valore reale per le persone.

Da questo punto di vista, un’indicazione forte arriva dall’utilizzo del credito: nel 2025 l’87% del credito welfare disponibile viene effettivamente speso dai lavoratori. Il welfare, quindi, non resta un valore teorico, ma entra nelle scelte quotidiane e diventa uno strumento concreto di supporto. Allo stesso tempo, il mercato resta eterogeneo: le piccole imprese erogano in media un credito più alto, pari a 1.388 euro, rispetto alle grandi imprese, che si attestano a 1.031 euro, e alle medie, ferme a 984 euro. Anche il territorio incide, infatti, tra il Centro Italia, dove il benefit medio raggiunge 1.209 euro, e le Isole, dove scende a 554 euro, il divario arriva a 655 euro.

Il welfare aziendale è dunque sempre più diffuso, ma non ancora uniforme. Cambia in base alla dimensione dell’impresa, al territorio, alla composizione della popolazione aziendale e al livello di maturità dei piani.

Flexible benefit e utilizzo del credito welfare

I buoni acquisto restano la categoria più utilizzata: nel 2025 rappresentano il 58% della spesa complessiva. Se si considerano anche i rimborsi per le spese della casa, il peso dei fringe benefit resta poco sopra il 60%. È un risultato coerente con una fase in cui il sostegno al potere d’acquisto continua a essere una priorità per molti lavoratori. I benefit più immediati sono semplici da comprendere, facili da utilizzare e vicini alle esigenze quotidiane. Ma la lettura non si ferma qui. Dopo la forte crescita degli ultimi anni, il peso dei fringe benefit sembra essersi stabilizzato. Questo significa che restano centrali, ma non esauriscono da soli la domanda di welfare.

Quando il credito disponibile aumenta, infatti, il paniere si amplia. Sotto i 1.000 euro, l’81% del credito viene destinato ai buoni acquisto; oltre i 3.000 euro, questa quota scende al 18%, mentre crescono istruzione, tempo libero, viaggi e previdenza complementare.

Il welfare mostra così una doppia funzione: da un lato sostiene la capacità di spesa nel breve periodo, dall’altro può accompagnare bisogni più strutturati, legati alla famiglia, alla formazione, alla cura e alla pianificazione del futuro.

Welfare, generazioni e fasi di vita

Il welfare non ha lo stesso significato per tutti, cambia con l’età, con la fase familiare e con le priorità che accompagnano i diversi momenti della vita. La GenZ concentra il 77% del budget sui fringe benefit, mostrando una forte attenzione a strumenti di utilizzo immediato. I Millennials presentano un profilo più equilibrato, con maggiore peso di tempo libero, viaggi e conciliazione. La Generazione X orienta una quota più rilevante verso le spese di istruzione, coerentemente con una fase spesso caratterizzata dalla presenza di figli in età scolare. I Baby Boomers, infine, mostrano una maggiore attenzione alla previdenza complementare, che pesa per il 15% dei consumi.

Queste differenze rendono evidente un punto: non esiste un solo modo di vivere il welfare. Lo stesso benefit può essere percepito come supporto immediato, strumento di conciliazione, sostegno alla famiglia o forma di protezione futura. Non basta ampliare l’offerta, diventa necessario progettare piani capaci di leggere popolazioni aziendali sempre più eterogenee.

Wellbeing, engagement e comunicazione 

Una delle principali novità dell’edizione 2026 è l’ampliamento dell’analisi oltre il perimetro dei flexible benefit. L’Osservatorio approfondisce infatti il rapporto tra welfare, wellbeing, engagement e comunicazione, mettendo in evidenza un punto sempre più rilevante: il welfare genera valore solo se viene conosciuto, compreso e utilizzato.

Sul fronte del wellbeing emerge anche il punto di vista dei lavoratori: il 56% dei dipendenti associa il benessere a incentivi e benefit non monetari, mentre il 43% indica il benessere fisico. Anche la comunicazione interna diventa decisiva: il 65% dei lavoratori considera molto utile uno strumento integrato con il portale welfare per ricevere comunicazioni personalizzate e partecipare a survey HR. Tra gli HR, la percentuale si ferma al 39%. Il dato suggerisce che le persone percepiscono con forza il bisogno di un accesso più semplice, diretto e personalizzato alle informazioni che riguardano welfare, wellbeing e iniziative aziendali. La sfida, quindi, non è moltiplicare i touchpoint, ma integrarli in un’esperienza più chiara e coerente.

Trasparenza salariale e total reward

A completare il quadro c’è il tema della trasparenza salariale, destinato ad assumere crescente importanza con il recepimento della Direttiva UE 2023/970. L’Osservatorio restituisce l’immagine di un sistema ancora in transizione: il 48% delle aziende si considera maturo rispetto alla trasparenza salariale, mentre il 46% non si ritiene ancora pronto o non conosce abbastanza il tema.

Il punto più critico riguarda la comunicazione strutturata: il 59% degli HR dichiara che la propria azienda non comunica periodicamente ai dipendenti la composizione e l’andamento del pacchetto retributivo individuale in modo ufficiale. È un dato rilevante perché collega direttamente welfare e total reward. In un contesto in cui le persone chiedono maggiore chiarezza, equità e riconoscimento, il valore dei benefit dipende anche dalla capacità dell’azienda di renderli comprensibili all’interno di una proposta complessiva.

Verso un welfare più integrato

L’Osservatorio Welfare 2026 racconta un sistema solido e ormai stabile nelle politiche HR, ma anche una nuova fase: il welfare non può più essere letto come semplice somma di benefit. Il suo valore dipende sempre di più dalla capacità di integrarsi con wellbeing, comunicazione, engagement e total reward, diventando una leva per sostenere il potere d’acquisto, rispondere a bisogni diversi e rafforzare la relazione tra azienda e persone.

Nelle prossime settimane approfondiremo i principali temi emersi dall’Osservatorio: fringe benefit, credito welfare, generazioni, gender gap, territorio, wellbeing, engagement, comunicazione HR, pay transparency, total reward e conversione del Premio di Risultato.

Per leggere tutti i dati e approfondire le evidenze del report, scarica l’Osservatorio Welfare 2026 completo.